Centro Fisiotech
Via O. Vecchi n. 35, Modena
Dir.San. Dott.ssa Raffaella Sala

La Riabilitazione del Pavimento Pelvico


L’INCONTINENZA URINARIA FEMMINILE

L'incontinenza urinaria femminile è un problema di sempre più elevata incidenza: si stima che nella popolazione occidentale compresa tra i 15 e i 75 anni l’8%, delle donne sia afflitto da questo problema e la percentuale sale al 25% se consideriamo le donne in post-menopausa. Tale stima è sicuramente in difetto, giacché si basa sui dati conosciuti, ma l'incontinenza è anche un problema sociale, e in quanto tale, è celato dalla donna per un senso di vergogna e quindi molti casi non sono né affrontati né curati. L’incontinenza urinaria si definisce come una perdita di urina attraverso le vie naturali tale da determinare una limitazione della vita di relazione della paziente.

Clinicamente si distinguono cinque tipi d’incontinenza urinaria:

  1. incontinenza da sforzo
  2. incontinenza da urgenza
  3. incontinenza mista
  4. incontinenza da rigurgito
  5. incontinenza transitoria post-partum

L’Incontinenza urinaria da sforzo consiste nella perdita di urina che si manifesta quando la paziente compie qualche sforzo (perdita per colpi di tosse, starnuti, sforzi, …).

L’Incontinenza da urgenza è una forma d’incontinenza che si manifesta con uno stimolo impellente di urinare. La paziente avverte uno stimolo intenso senza riuscire a bloccarlo.

Nell’incontinenza mista le pazienti sono affette da entrambi i disturbi sopradescritti.

L'incontinenza da rigurgito indica un quadro di sgocciolamento pressoché costante di urina, dovuta a incompleto svuotamento vescicale.

L’incontinenza transitoria post-partum
Le principali cause di incontinenza urinaria nelle donne è rappresentata dal prolassi urogenitale Per prolasso genitale si intende l’abbassamento di un organo pelvico (uretra, vescica, utero, retto, intestino etc) attraverso il canale vaginale.
In relazione all’organo protrudente, distinguiamo:

  • prolasso del compartimento anteriore (uretrocele, cistocele), quando prevale una sintomatologia urinaria;

  • prolasso del compartimento centrale o apicale (isterocele, prolasso di cupola nelle pazienti isterectomizzate), quando la paziente riferisce la sensazione di un "corpo protrudente", con senso di peso ai genitali;

  • prolasso del compartimento posteriore (rettocele), quando la paziente avverte una sensazione di pressione pelvica, che si accentua nella posizione eretta e dopo sforzi. e che si manifesta soprattutto con stitichezza e difficoltà alla defecazione.

LA RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

Ad oggi la rieducazione pelvi-perineale può essere definita come un insieme di tecniche specifiche non chirurgiche e non farmacologiche che hanno come obiettivo la correzione di molteplici disfunzioni, in quanto permette il rinforzo del supporto viscerale del pavimento pelvico, il miglioramento della tonicità vaginale e dell'elasticità tissutale e lo sviluppo dell'attività riflessa sfintero-perineale in occasione di bruschi aumenti pressori intra-addominali.

OBIETTIVI DELLA RIEDUCAZIONE PELVIPERINEALE

La rieducazione pelvi-perineale bene si presta al raggiungimento di 4 obiettivi:

  1. Ginecologico: prevenzione e/o terapia della statica pelvica.
  2. Urologico: prevenzione e/o terapia dell’incontinenza urinaria.
  3. Colon proctologico: prevenzione e recupero della funzione ano-rettale.
  4. Sessuologico: positiva ripercussione sulla quantità e qualità di vita sessuale.

Sicuramente il periodo gravidanza postpartum rappresenta il momento migliore per affrontare un programma di rieducazione pelvi-perineale. Individuando precocemente, già alla prima gravidanza, le donne "ad alto rischio” di sviluppare disordini del pavimento pelvico è possibile stabilire un programma di riabilitazione dei muscoli pelvici con l’intento di eseguire una prevenzione primaria, o di evitare l’insorgenza in futuro dei sintomi (prolasso / incontinenza).

IN COSA CONSISTONO LE TECNICHE RIABILITATIVE?

Il progetto riabilitativo è un atto complesso che prevede un approccio educazionale e un utilizzo combinato di varie tecniche.

Le tecniche cardine di cui si avvale la riabilitazione perineale sono:

  • la Chinesiterapia pelvi-perineale (CPP): È una ginnastica manuale che è fatta compiere alla zona perineale (il muscolo puborettale e lo sfintere anale). La terapia richiede numerose ripetizioni.

  • il Biofeedback (BFB): serve per imparare a controllare questi muscoli che sfuggono al controllo cosciente della chinesiterapia. In pratica, mediante un'apposita strumentazione (costituita da una sonda inserita in vagina e da un rilevatore esterno) sono sollecitate le contrazioni di alcuni muscoli; la loro risposta si traduce in un segnale che può essere luminoso oppure sonoro. Con il meccanismo di stimolo e di risposta, la donna impara a capire quali altri muscoli sono coinvolti nelle contrazioni del pavimento pelvico.

  • la Stimolazione Elettrica Funzionale (SEF): mediante stimolazione elettrica con un elettrodo inserito in vagina, sono sollecitati i muscoli del pavimento pelvico ed è potenziata la loro funzione: è come se queste fasce muscolari facessero una ginnastica passiva grazie all’applicazione di una corrente. Il metodo, del tutto indolore per la paziente, è controindicato solo se si è portatrici di pace-maker e in gravidanza

RISULTATI E CONCLUSIONI

Le percentuali di successo della terapia riabilitativa in proctologia variano tra il 70% e il 90% dei casi a 3 mesi dal trattamento e persistono a distanza di 1 anno nel 6o%. In uro-ginecologia risultati positivi si ottengono in percentuali che vanno dal 35% al 76 %.
In conclusione la riabilitazione del pavimento pelvico rappresenta oggi una tecnica validata e di provata utilità nella prevenzione di tutta una serie di problematiche, che da sempre gravano sul sesso femminile. Le tecniche di riabilitazione perineale rappresentano, infatti, un metodo di trattamento efficace e di prima istanza nel recupero, prevenzione e trattamento dei sintomi pelviperineali, dell’incontinenza e dei danni clinicamente non evidenti seguenti al parto vaginale.
Si tratta di una dinamica poco invasiva e ben accettata dalla paziente. Al bisogno essa può essere associata al trattamento farmacologico o chirurgico. Necessita sempre di un terapista che possa guidare o correggere eventuali errori oltre a fornire un sostegno psicologico. Attualmente, il programma di rieducazione del pavimento pelvico è uno dei migliori sistemi di prevenzione riconosciuti in campo medico per prevenire lo sviluppo di patologie legate all’ipotonia dello stesso.

Il Centro Fisiotech è dotato di un dispositivo tra i più avanzati del settore tecnologico, presente nei principali ospedali italiani ed europei, che permette di effettuare biofeedback, elettrostimolazione.