Centro Fisiotech
Via O. Vecchi n. 35, Modena
Dir.San. Dott.ssa Raffaella Sala

Eventi

  • Nessun evento presente

Approfondimenti


MAI PIU' SOLI NEL DOLORE

Intervista al Dott. Pellegrino Raffaello – Fisiatra Terapista del Dolore

Il dolore cronico benigno o dolore persistente, è una condizione psico-fisica di sofferenza della persona, generata da patologie dell’apparato osteo-articolare e che perdurando nel tempo divengono responsabili di una progressiva riduzione della qualità della vita di chi ne è affetto. La persona affetta da dolore cronico finisce col rassegnarsi a CONVIVERE col dolore e condurre una vita ...Leggi tutto

Il dolore cronico benigno o dolore persistente, è una condizione psico-fisica di sofferenza della persona, generata da patologie dell’apparato osteo-articolare e che perdurando nel tempo divengono responsabili di una progressiva riduzione della qualità della vita di chi ne è affetto. La persona affetta da dolore cronico finisce col rassegnarsi a CONVIVERE col dolore e condurre una vita nel dolore. Quest’ultimo talvolta è già presente dal mattino, perdura per tutto il giorno e compromette le attività lavorative, di ricreazione ed incontro con gli altri, la pratica di attività sportiva, il sonno e il riposo notturno. Il dolore rende nervosa e irascibile la persona colpita, la costringe via via a continue rinunce e vivere talvolta una condizione di incomprensione da parte dei familiari, dei colleghi di lavoro e gli amici che erroneamente credono in una esagerazione del modo di manifestare il dolore. Oggi dovrebbe essere prioritario da parte dei medici compiere ogni sforzo possibile per ridurre o eliminare il cosidetto “dolore inutile” e restituire il sorriso a chi soffre di dolore cronico. La comunità scientifica, fatta di specialisti che studiano i meccanismi biologici all’origine del dolore e le differenti strategie terapeutiche, hanno redatto dei criteri di scelta e delle linee guida da seguire, in primis la MULTIDISCIPLINARITA’ ed il rispetto della SCALA DEL DOLORE. Multidisciplinarità significa intervenire in team tra differenti specialisti (fisiatra, ortopedico, neurochirurgo, terapista del dolore) e adottare armi terapeutiche da utilizzare in successione o contemporaneamente ma che agissero in modo differente (farmaci, fisioterapia, procedure infiltrative, sostegno psicologico, etc) sui meccanismi che alimentano il dolore cronico. La scala del dolore misura l’intensità del dolore per intervenire in maniera proporzionata ad esso. Ad esempio utilizzare analgesici deboli ( ad es. antinfiammatori e paracetamolo) per le forme di dolore lieve, sopportabile e di breve durata e passare via via ad analgesici più o meno forti o procedure terapeutiche ad invasività crescente all’aumentare dell’intensità e della persistenza del dolore.

Quali sono le persone a maggior rischio di sviluppare un DOLORE CRONICO BENIGNO?

Le persone anziane sono classicamente la categoria più colpita da dolore cronico, e ciò come conseguenza dell’aumentare della patologia artrosica che colpisce contemporaneamente differenti articolazioni (colonna cervicale, lombare, ginocchia, spalle) unita ad altre patologie quali osteoporosi, obesità e malattia venosa cronica degli arti inferiori. Non bisogna inoltre dimenticare il dolore cronico lombare da discopatia o da ernia discale, spesso causato dal lavoro che genera vere crisi di dolore acuto (lombosciatalgia ) al punto da BLOCCARE il paziente per intere settimane. In questa condizione di profonda sofferenza il paziente sperimenta a sue spese l’insuccesso di farmaci antinfiammatori e miorilassanti, assunti autonomamente per svariati giorni e che non sortiscono alcun effetto. Il paziente, nella disperata ricerca di guarire, finisce col sottoporsi periodicamente a differenti procedure diagnostiche collezionando esami quali radiografie, risonanza magnetica, elettromiografia, ect. e ad affidarsi e dar credito a chiunque gli prospetti una guarigione.

Da cosa è causata la LOMBOSCIATALGIA?

Con il termine di LOMBOSCIATALGIA si identifica una condizione clinica caratterizzata da dolore più o meno intenso al tratto lombare della colonna vertebrale associato a dolore e/o formicolio, bruciore, intorpidimento sensazione di corrente che pervade tutta la gamba fino al piede. Il dolore e i disturbi sopra descritti possono interessare soltanto una o entrambe le gambe, talvolta senza essere associato al dolore alla colonna lombare oppure possono interessare soltanto il tratto di gamba dal ginocchio in giù fino al piede. Il dolore può essere talmente intenso da impedire al soggetto di stare a lungo seduto, o di camminare e lo costringe a mantenere delle posizioni a schiena curva o in scoliosi antalgica. Alla base dell’episodio di lombalgia acuta o lombo sciatalgia vi è molto spesso la patologia del disco intervertebrale (discopatia o ernia del disco).

Cosa è la DISCOPATIA e L’ERNIA DEL DISCO?

Il disco intervertebrale è un ammortizzatore per la nostra schiena, esso è posto tra una vertebra e l’altra con il compito di tenerle ben distanti l’una dall’altra e assorbire le sollecitazioni in compressione a cui la nostra colonna è sottoposta ogni volta che solleviamo un peso, che compiamo un saltello (come avviene in successione durante la corsa), quando siamo a lungo seduti e durante infiniti altri gesti della vita quotidiana. La capacità del disco di resistere alle continue sollecitazioni meccaniche può però ridursi negli anni ed in special modo se il soggetto svolge attività lavorative o/sportive che sollecitano pesantemente la schiena e richiedono il continuo sollevare o spostare oggetti pesanti. Inoltre il sovrappeso corporeo , come la statura alta sono ulteriori fattori di rischio per la patologia discale. La perdita di integrità del disco comporta la fuoriuscita del materiale gelatinoso costituente il nucleo polposo, con conseguente riduzione di altezza del disco che si affloscia e perde la sua capacità ammortizzante. Le vertebre col disco danneggiato saranno pertanto sottoposte ad un eccesso di sollecitazioni che finirà col generare artrosi, infiammazione e dolore lombare o cervicale cronico. Il materiale gelatinoso che fuoriesce dal disco danneggiato finisce inoltre col comprimere la radice del nervo andando a configurare la condizione clinica di lombosciatalgia o cervicobrachialgia a seconda che sia interessato il tratto lombare o cervicale della colonna vertebrale. Alle volte un solo movimento brusco, eccessivo, mal eseguito può essere sufficiente da solo per determinare la formazione dell’ernia su un disco già usurato e degenerato. Il disco intervertebrale può a tutti gli effetti essere paragonato, per semplicità, alle sospensioni (ammortizzatori) delle nostre automobili e seguire pertanto le stesso regole di usura.

Come si arriva alla DIAGNOSI di discopatia ed ernia del disco?

L’avvento di strumenti di diagnosi come la TAC e la Risonanza Magnetica hanno via via fatto perdere al medico la buona e corretta abitudine di VISITARE i propri pazienti. In realtà una corretta raccolta di anamnesi (racconto/narrazione del paziente sulla natura del dolore) unita ad un’accurata visita medica sono molto spesso sufficienti per individuare la natura del problema ed identificare il livello del disco interessato (L4-L5, L5-S1 ,etc). Tuttavia a completamento diagnostico talvolta può divenire necessario far eseguire ulteriori approfondimenti strumentali quali quelli sopra citati.

Quali sono ad oggi le SCELTE TERAPEUTICHE che garantiscono un maggior successo per queste patologia?

In passato si credeva che il riposo a letto per giorni, fosse il primo e più importante provvedimento da adottare nel paziente colpito da lombalgia/lombosciatalgia acuta. Oggi si è tutti concordi nel ritenere di ridurre al minimo il periodo di allettamento. Nei primi giorni è raccomandato l’utilizzo di farmaci ad azione antinfiammatoria quali FANS e CORTISONICI per via iniettiva da associare sin da subito a farmaci che agiscano sulla sofferenza della radice nervosa quali GABAPENTINOIDI, ANTIOSSIDANTI e NEUROPROTETTORI. Nei giorni successivi l’antinfiammatorio lascia spazio a farmaci con più spiccata attività analgesica quali OPPIODI DEBOLI, impiegabili con maggiore maneggevolezza per terapie di più lungo periodo. Il trattamento farmacologico va associato sin dalle prime battute con trattamenti fisioterapici con NEUROSTIMOLATORI di ultima generazione e TECNICHE DI MANIPOLAZIONE VERTEBRALE eseguite da personale MEDICO specializzato. Il classico trattamento di fisioterapia associato all’esercizio terapeutico più essere controindicato in questa fase. Come detto il trattamento deve avere carattere multimodale e ad invasività crescente, pertanto nelle forme particolarmente acute, all’assunzione di farmaci per via orale può essere associato un trattamento locale mediante infiltrazioni faccettali o discali di ANESTETICO e CORTISONICO.

Cosa si intende con SINDROME DA STENOSI DEL CANALE?

La sindrome da stenosi del canale spinale lombare o cervicale è una patologia a carattere degenerativo/compressivo che determina un restringimento dei diametri del canale spinale all’interno del quale decorre il midollo spinale o nel caso del tratto lombare il tratto terminale dei nervi spinali. Classicamente il quadro è caratterizzato da un mix di artrosi della colonna associato a ernie del disco che colpiscono più livelli cui può talvolta aggiungersi la presenza di scoliosi. Il tutto diviene responsabile di una compressione meccanica sul midollo o sui nervi con conseguente dolore lombare cronico a carattere moderato/severo associato a dolore agli arti inferiori e debolezza muscolare degli stessi. Il paziente è colpito da una rapida faticabilità nello stare in piedi a lungo, stanchezza dopo brevi tratti di camminata e difficoltà nel salire e scendere le scale. A tutto ciò si associano sintomi sensitivi quali intorpidimento, bruciore, addormentamento, sensazione di corrente elettrica a entrambi gli arti inferiori.

Chi è il FISIATRA TERAPISTA DEL DOLORE?

Il medico terapista del dolore è classicamente una figura medica già specialista nella diagnosi e cura delle patologie dell’apparato osteoarticolare ma che ha approfondito negli anni i meccanismi fisiopatologici della natura del dolore ed ha acquisito un spiccata ed approfondita conoscenza ed esperienza sull’utilizzo dei farmaci utilizzati nella cura del dolore e su procedure terapeutiche invasive e mini-invasive che un comune specialista ortopedico o fisiatra non pratica.

Quando rivolgersi ad un NEUROCHIRURGO?

Oggi giorno la tendenza ad intervenire chirurgicamente sulla patologia discale ha visto un brusco arresto. Tale andamento in senso riduttivo è la naturale conseguenza dell’essere migliorate le procedure di trattamento conservativo e mini-invasivo su tale patologia. Il fenomeno della recidiva, la formazione di aderenze cicatriziali nonché i rischi legati all’intervento chirurgico su un organo così delicato come la colonna vertebrale hanno spinto a selezionare e limitare la scelta chirurgica a situazioni ben precise. Tuttavia l’ernia discale espulsa può rappresentare una vera e prorpia situazione di urgenza chirurgica che rischia di comportare la paresi o paralisi della gamba se nn prontamente trattata chirurgicamente dal neurochirurgo.

Dove si pratica la terapia del dolore cronico benigno?

Classicamente esistono strutture ambulatoriali specializzate e caratterizzate da specifiche dotazioni tecnologiche fisioterapiche e che si avvalgono di figure professionali mediche specializzate in tecniche infiltrative mini-invasive, medicina manuale chiropratica e dove si pratica l’approccio farmacologico multimodale e multidisciplinare alla cura al dolore.

Quale STILE DI VITA dovrà adottare un soggetto con ernia del disco?

Se per semplice praticità abbiamo assimilato il disco intervertebrale agli ammortizzatori delle nostre autovetture, diversamente da questi, il disco intervertebrale danneggiato ed usurato non può però essere “sostituito” come accade per le automobili. Questo significa che il soggetto dovrà imparare a gestire per tutta la vita questa patologia sforzandosi di evitarne il progressivo peggioramento. E’ chiaro che non si può chiedere al paziente di cambiare o abbandonare il proprio lavoro, qualora questo costituisca un elemento determinante sulla natura del problema, tuttavia si può invitare il paziente ad adottare un insieme di accorgimenti e piccoli cambiamenti del suo stile di vita per non sommare ulteriori fattori aggravanti. Ed in tale direzione va inteso l'invito al controllo del peso corporeo, la prativa di esercizi posturali specifici, l’utilizzo di corsetti a contenzione dinamica, la scelta dell’attività sportiva, etc.

Già Letto...chiudi